Le Highlands scozzesi, un luogo dove la natura si mescola ad antiche rovine, è la terra natia dei celti del nord. Credit: Margarita Perepecho/Unsplash

Un inestimabile patrimonio culturale: ecco le lingue che rischiano l’estinzione

Scopri le origini di queste sei lingue europee a rischio

Published 09/01/2021 by Melek Carkaci

Tra tutte le lingue parlate comunemente nel mondo al giorno d’oggi, quelle più diffuse sono senz’altro le indoeuropee. A causa di colonizzazioni, guerre e migrazioni, tutti gli idiomi discendenti dal protoindoeuropeo, una lingua parlata oltre 15.000 anni fa in Eurasia, sono riusciti a evolversi, diffondersi e dominare sugli altri. Ogni volta che un parlante smette di esprimersi in hawaiano o esuma preferendo comunicare in inglese o in farsi, mette le lingue abbandonate a rischio d’estinzione: non a caso, mentre la maggior parte delle lingue indoeuropee (se ne contano ben 445) al giorno d’oggi prospera senza problemi, esistono alcune lingue minori che potrebbero presto scomparire.   

L’UNESCO ha stabilito cinque gradi di pericolo per le lingue a rischio d’estinzione: “vulnerabile”, “in pericolo”, “in serio pericolo”, “in una situazione critica” ed “estinta”. Secondo l’organizzazione, esistono ben 2.418 lingue classificabili in uno dei primi quattro gradi e 228 che sono già considerate estinte. 

Ci sarebbe piaciuto poterle includere tutte in questo articolo, ma alla fine abbiamo deciso di focalizzarci solo sulle sei lingue della famiglia indoeuropea considerate in pericolo. 

Lingue europee in pericolo

Una lingua viene classificata come “in pericolo” quando, all’interno di un nucleo familiare, i bambini non la apprendono più come lingua madre.

Il gaelico scozzese

Il gaelico scozzese è parlato dagli abitanti delle Highlands e, nonostante le sue gloriose origini, ha alle spalle una storia travagliata.

I celti vivevano in comunità autonome molto fedeli a costumi e tradizioni antichi, ma con l’arrivo di Giacomo I d’Inghilterra le cose cambiarono: il re, temendo che un giorno i celti avrebbero voluto l’indipendenza, attuò una dura politica di repressione e li costrinse ad adottare l’inglese come lingua madre. I monarchi successivi proseguirono con il clima di oppressione: durante il XVIII secolo si susseguirono le Highland Clearances e la famigerata insurrezione giacobita, conclusasi con la disfatta di Culloden, durante la quale vennero brutalmente uccisi migliaia di scozzesi. In seguito a questo evento storico, in Scozia venne bandito l’uso del kilt e non si poté più suonare la cornamusa o insegnare il gaelico. 

Scozia

Nonostante le restrizioni, il gaelico scozzese riuscì comunque a sopravvivere, anche se oggi in Scozia si contano solo circa 50.000 parlanti. Grazie all’orgoglio con cui gli americani di origine scozzese tramandano costumi e tradizioni tipici di questa regione, nonché al successo della serie “Outlander”, il gaelico scozzese è tornato sotto le luci della ribalta, ottenendo il riconoscimento di lingua nazionale della Scozia nel 2005. 

Il mòcheno

Il mòcheno è una lingua germanica di origine austro-bavarese parlata nella provincia di Trento. I mòcheni, originari del sud della Germania, si trasferirono nella valle del Fersina durante il Medioevo, per andare a lavorare in miniera. 

Ai piedi delle Dolomiti di Fiemme giacciono i comuni di Fierozzo, Frassilongo e Palù del Fersina, dove si contano appena 2.270 parlanti della lingua mòchena. I mercanti locali, chiamati “cromeri”, ebbero un ruolo importante nel preservare questa lingua germanica all’interno della loro comunità: conoscerla era infatti essenziale per poter commerciare con l’Impero austro-ungarico.

Italia

Nonostante il loro tradizionalismo, i mòcheni non hanno potuto evitare i matrimoni misti e l’italianizzazione della loro cultura, in particolar modo dopo la caduta del Reich, quando le famiglie mòchene, che erano migrate in Germania per ottenere la cittadinanza e territori in cui vivere, dovettero ritornare in Trentino, dove vennero incolpate di tradimento della patria. Da quel momento in poi, i mòcheni smisero di insegnare la lingua ai loro figli per evitare che diventassero il bersaglio di pregiudizi. 

Grazie al turismo e alla creazione dell’Istituto culturale mòcheno-cimbro, che si pone l’obiettivo di diffondere e preservare la lingua mòchena, questo idioma germanico oggi gode di buona salute.

Lingue europee in serio pericolo

Una lingua viene classificata come “in serio pericolo” quando, all’interno di un nucleo familiare, i nonni la parlano ma i genitori si limitano a capirla e non la parlano né fra di loro, né con i figli.

Il normanno

Il normanno viene parlato in Normandia ed è una lingua d’oïl, in altre parole una parlata del francese antico utilizzato nel Medioevo. Originariamente deriva dal latino, ma è stato influenzato anche dalle lingue scandinave: la conquista dell’Inghilterra da parte di Guglielmo d’Orange ha favorito l’ingresso di parole vichinghe e anglosassoni nel lessico normanno, che per ordine del nuovo re divenne la lingua ufficiale dell’Inghilterra. Nel XIV secolo, però, l’inglese medio prese il sopravvento.

L’inglese, a sua volta, influì sul normanno, trasformandolo in una lingua ibrida chiamata “anglo-normanno”, mentre il colpo di grazia arrivò con la Rivoluzione francese, quando la lingua di Robespierre si impose come lingua franca. Oggi, solo circa 20.000 dei 3 milioni di abitanti della Normandia parla il normanno.

Normandia

Fortunatamente, nel 2019 è stato creato il Conseil Scientifique et Culturel des Parlers Normands (Consiglio scientifico e culturale per le lingue normanne), che si occupa di preservare e promuovere il normanno. Tra le iniziative ci sono l’istituzione di un diploma universitario in studi normanni, l’apertura di alcuni “caffè normanni” e una biblioteca dedicata a questa affascinante lingua.

Il casciubo

Il casciubo è una lingua slava della Polonia che viene parlata principalmente nel nord-est della Pomerania. Sebbene sia conosciuta da almeno 100.000 persone, solamente 53.000 la usano regolarmente. 

Questo idioma ha alle spalle una storia travagliata: durante le due guerre mondiali, i casciubi hanno dovuto far fronte all’indottrinamento propugnato dalla Kulturkampf e dal governo polacco. I comunisti, in seguito, repressero ogni tentativo di insegnare e apprendere la lingua, al punto che si susseguirono tre generazioni di casciubi con capacità di leggere, scrivere e parlare l’idioma molto eterogenee. La maggior parte dei casciubi finiva per parlare solo il polacco. 

Polonia

Oggi il casciubo viene insegnato nelle scuole come una seconda lingua, proprio per assicurare la sua tutela.

Un inestimabile patrimonio culturale: ecco le lingue che rischiano l’estinzione
Szczecin, in Polonia, è una delle destinazioni più visitate della Pomerania. Credit: Shutterstock

Lingue europee in una situazione critica

Una lingua viene classificata come “in una situazione critica” quando viene parlata di rado solo dagli anziani di una comunità.

Lo zaconico

Lo zaconico, lingua risalente ai territori dell’antica Sparta, è uno degli idiomi ellenici più antichi di tutta la Grecia, ed è parlato da circa 2.000 persone nella Zaconia, un gruppo di villaggi situato a est del Peloponneso. L’uso della lingua è in declino soprattutto a nord, nei paesini di montagna come Kastanitsa e Sitna, dove molti abitanti fanno ritorno solamente in estate. 

Oltre al fatto che la popolazione locale è molto anziana, esistono altre due ragioni per le quali lo zaconico sta scomparendo. La prima è di tipo sociale: questa lingua viene infatti percepita come un dialetto da contadini; la seconda è invece di tipo linguistico: la complessità della sua fonetica la rende molto difficile da trascrivere. 

Polonia

Sfortunatamente, a causa della mancanza di insegnanti e di una versione scritta di questa lingua, lo zaconico sembra destinato a scomparire.

Un inestimabile patrimonio culturale: ecco le lingue che rischiano l’estinzione
Kastanitsa, in Grecia, si trova sulle ripide pendici del monte Parnone ed è la dimora di molti zaconi. Credit: Shutterstock

Il cornico

Come suggerisce il nome, il cornico è un dialetto della Cornovaglia, la zona a sud-ovest dell’Inghilterra. Questa lingua celtica si estinse nel XVIII secolo, ma tornò in auge durante il Novecento, grazie a un crescente interesse nei confronti della cultura celtica. A oggi è considerata ufficialmente una lingua minoritaria.

Il passato dei Cornish è costellato da ribellioni tese a tutelare l’indipendenza di questo popolo: le tradizioni, la lingua e le comunità della Cornovaglia sono infatti molto diverse dal resto dell’Inghilterra, al punto che questa regione si è costruita un’identità a sé stante.

Cornovaglia

Nonostante l’impegno della popolazione, tuttavia, le colonizzazioni di massa costrinsero gli abitanti della Cornovaglia a migrare verso ovest. La chiesa anglicana, a questo punto, per portare avanti il processo di assimilazione impose l’inglese come lingua obbligatoria.

Al giorno d’oggi, il cornico viene insegnato nelle scuole elementari e il governo britannico stanzia inoltre dei fondi per sviluppare programmi educativi dedicati alle future generazioni di parlanti.